Pellegrinaggio a Sant’Antonio “not in my name”: le 13 “scese” fatte in salita
Mercoledì 8 Aprile 2026 mi sveglio alle 6,30 del mattino con un’idea che ronza nella testa. Il giorno precedente le news riportavano delle dichiarazioni raccapriccianti del Presidente degli Stati Uniti d’America. Trump annunciava la totale sparizione di una civiltà (quella islamica? quella iraniana in particolare?) entro le 8 di sera di quello stesso giorno. L’idea che mi ronzava nella testa era sintetizzata da uno slogan usato alcuni anni prima durante (credo) qualche manifestazione contro qualche guerra. Se ricordo bene dopo l’attentato alle torri gemelle quando fu annunciato l’attacco americano all’Afganistan. Lo slogan era: Not in my Name. Un modo di manifestare il dissenso da una politica che non si condivide.
Ho quindi manifestato
Come al solito ultimamente ho quindi manifestato da solo. Sono in sceso in piazza. Per la questura ero uno. Per i sindacati ero uno. Per fortuna non ci sono stati scontri con le forze dell’ordine. Non ho urlato. Non ho preso la denuncia per offesa a pubblico ufficiale.
La manifestazione è iniziata quando, salito in treno diretto a Napoli, ho mostrato la ormai usuale T-Shirt dell’Iran a due persone con le quali avevo iniziato a parlare. Una di loro era una mia collega di studi al Liceo e l’altra una “faccia nota” di Torre del Greco. Con l’occasione mi sono fatto un selfie.

Come al solito io dico che fingo di fare il pagliaccio per fare un lavoro serio, mentre altri fingono di fare un lavoro serio per fare i pagliacci.
La chiacchierata con le due “amiche” si è poi trasformata in un dibattito abbastanza acceso con alcune persone dentro il vagone del treno, una volta che ho dichiarato il mio pensiero a voce alta. E cioè la necessità di manifestare quotidianamente boicottando il consumismo. In altre parole spiegavo a tutti la mia decisione. Cioè quella di modificare profondamente il mio stile di vita come forma di protesta di fronte alle aberrazioni politiche ed economico-sociali cui assistevo da anni (e sulle quali tutti eravamo d’accordo). La maggior parte delle persone considerava la mia posizione troppo estremista. Io ho continuato ad affannarmi per tentare di comunicare il motivo di tale estremismo, che in realtà non era mai stato così evidente negli anni precedenti. E cioè l’estrema urgenza (EMARGENZA oppure ESTRENZA) della situazione globale. Oggi non esiste più scusa per l’ignoranza. Non si può più dire: non lo sapevo, come poteva succedere ai tempi della generazione dei nostri genitori. Per questo ritengo doveroso da parte di “noi popolo” di dare un segnale forte ai governi. E’ una questione di dignità umana più che di benessere economico.
Il pellegrinaggio Not in my Name
Arrivato a Piazza Garibaldi ho pensato poi semplicemente di camminare quanto più possibile in città, tentando di far notare il messaggio in inglese riportato sulla T-Shirt. Ormai a Napoli si possono trovare turisti in ogni angolo della città, ma ho percorso chiaramente le zone più note del centro. E’ ovvio che è una questione internazionale. Il mio obiettivo è toccare la coscienza dei tanti stranieri che circolano a Napoli. La mia speranza è la sensibilizzazione di queste persone per avviare la comunicazione interna tra coscienza e cervello. Ed alla fine attivare comportamenti virtuosi. Svegliare il senso di responsabilità.
Il “pellegrinaggio” ha poi preso un carattere “familistico”, semplicemente per caso. Arrivato in zona Mergellina ho pensato di salire sul belvedere vicino alla chiesa di S. Antonio, dove ci sono le 13 rampe. Di seguito l’immagine della mappa del percorso fatto camminando a piedi. Circa 13 km tra andata (da Garibaldi Station) e ritorno (da Arco Mirelli Linea 6 e poi Linea 1 fino a Garibaldi).

La camminata diventa ovviamente un motivo per parlare di diverse cose e fare diverse osservazioni e riflessioni sul lavoro da fare per migliorare le nostre vite secondo quelle che secondo me sono le due direttrici principali da percorrere. E cioè Equità ed Ecologia.
Gli usuali colloqui che io ho ultimamente con un’unica amica, tento di riportarli come testimonianza delle riflessioni fatte che possono servire alla coscientizzazione altrui. Riporto di seguito alcuni video in cui rispondo alla osservazione fatta dalla mia amica circa l’inutilità di tali Azioni Dirette.
La risposta a “non hai senso di responsabilità perchè poi tua sorella ti deve dare dei soldi per mangiare”
La risposta ad una classica obiezione da parte della gente che mi dice che questo non è un lavoro e che quindi dovrei fare un lavoro solo per guadagnare soldi
Quali sono le priorità al nostro risveglio mattutino? Quali sono i problemi che dobbiamo affrontare tutti i giorni?
La mia Azione Diretta prosegue con la camminata nel centro antico in mezzo ai turisti. Arrivo a via Toledo, a piazza Plebiscito e poi sul lungomare, fino a Mergellina. La speranza è che il mio aspetto strano e le scritte sulla T-Shirt abbiano attirato l’attenzione di qualcuno spingendolo a fare una riflessione sulle condizioni di sofferenza degli altri.
Non ci dovrebbe essere spazio per il divertimento di qualcuno se ancora sul pianeta c’è qualcuno che soffre. Tutto ciò che nasce da sofferenza è destinato a perpetrare ingiustizia e disuguaglianze. Bisogna prima risolvere i problemi di tutti e poi festeggiare o divertirsi.







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