Pronto Soccorso: la sanità che non funziona come emblema del modello etico dominante
Poche notti fa un extracomunitario è stato portato d’urgenza al pronto soccorso con la testa rotta. Sarebbe stato vittima di un’aggressione con un’arma da taglio. Le sue condizioni sono gravi. Se dovesse morire non so se avrà dei funerali o se qualcuno piangerà la sua morte. Forse avrà avuto nel corso della sua vita dei familiari, delle fidanzate, degli amici. Forse non è solo, questi ultimi staranno con lui al pronto soccorso adesso. Ma c’è un reato commesso dal mondo, dalla società (che dir si voglia) nei suoi confronti e che hanno fatto si che quell’uomo sia arrivato a quel tragico punto nel cammino della sua vita: l’indifferenza.
La nostra mancanza di attenzione è causa di molti danni a molti esseri viventi. La vita andrebbe sempre rispettata al massimo possibile come realtà unica e sacra. Nonostante l’uomo ha millenni di storia alle spalle e tecnologie sfavillanti non ha mosso un passo nella direzione della evoluzione della mente in relazione a questo aspetto:il rispetto verso tutti gli esseri viventi.
Io capisco quell’uomo. Anche io sono stato un po’ dimenticato dagli altri. Anche io ho avuto un percorso di vita che per mancanza di attenzione da parte di molti mi ha portato a passare molte notti in giro per strada, nelle stesse zone dove quell’uomo è stato aggredito. Mi drogavo di crack e giravo senza controllo alcuno da parte del mio cervello. C’erano tante persone come me in quelle notti in giro nelle zone tra piazza Garibaldi, porta Nolana, piazza mercato, porta capuana, il vasto, il centro direzionale, la marina, l’ex mercato del pesce. Una marea di disperati, moltissimi stranieri che nessuno piangerebbe mai se morissero. Carne da macello. Ho subito “piccole” aggressioni da persone disperate peggio di me. Una volta uno di questi mi ha minacciato con un barattolo pieno di acido. Voleva il cellulare. Se ti vai a vendere il cellulare in un vicoletto dietro porta Nolana ci trovi dei disperati, più disperati di me (che io non denuncerei mai) che forse ti danno anche venti…trenta euro. Lo sa pure il nipote del sindaco di Napoli al quale non auguro di cadere nel girone infernale della droga. Li c’è il mercato della carne umana che non conta nulla per nessuno. Anche in pieno giorno.
Ho passato decine e decine di notti in quel modo tra la fine del 2018 e il giugno 2021, quando ho iniziato la mia battaglia contro la droga, che ho vinto definitivamente solo dall’ottobre del 2022. Sono vivo per miracolo. Il miracolo l’ho compiuto io tutto da solo e non sono Gesù Cristo. Non ho mai visto nessun familiare od amico in quegli anni che ha cambiato i programmi della propria giornata per tentare di convincermi a non drogarmi più o a non rischiare la mia vita a quel modo.
Ma quello a cui ho assistito dopo quel periodo è ancora più allucinante. Mi sono accorto lucidamente che io ho pagato (per 30 anni) un prezzo altissimo a causa della cattiveria di familiari, “amici”, della gente in generale, e delle inefficienze e delle incapacità di chi opera a vario titolo in strutture e organizzazioni (sia pubbliche che private) che avrebbero l’obiettivo di sanare i guasti sociali che lo stesso Stato crea. Di fronte ad alcune mie lievi espressioni di contestazione il menefreghismo e l’indifferenza di tutti è venuto fuori. I miei familiari hanno approfittato del primo momento utile per tentare di ributtarmi nella psichiatria per zittire le mie rimostranze. Da lì nasce il mio incubo che ancora prosegue: inizia il mio urlo non ascoltato. Capisco che:
Nessuno mi vuole ascoltare.
Nessuno mi conosce più.
Nessuno vuole neanche per un secondo sentirsi colpevole di indifferenza e mancanza di attenzione.
Nessuno si interessa alla mia storia.
E perché? Perché ciò significherebbe sentirsi forse in colpa, e quindi farsi un esame di coscienza, e quindi capire forse qualcosa di importante, e quindi cambiare forse le proprie abitudini di vita, rinunciando forse a qualcosa.
Quando capisci non puoi fare a meno di agire di conseguenza!
Io ho dovuto cambiare molte cose facendo una fatica sovrumana che forse è la causa del mio malessere odierno, che mi costringe in casa e a letto abbastanza spesso, con dolori fisici e mentali abbastanza insopportabili. Forse faccio ancora sforzi troppo sovrumani. Mi brucia la pelle. Soprattutto quella delle gambe. Sto male. Ciò mi porta ad essere sempre arrabbiato. Rischio sempre di litigare con qualcuno. Ieri ho urlato contro uno che non si è fermato mentre attraversavo sulle strisce a via Cavallo. Corrono come delinquenti inseguiti dalla polizia. Ma è solo l’ultimo stupido evento. Rischio le corde vocali. Urlo e parlo tantissimo tutti i giorni. Sputo sangue durante la notte ed al mattino quando mi sveglio. Non riesco a fermarmi di fronte alle ingiustizie. Due giorni fa sono stato venti minuti a telefono a parlare con una dottoressa dell’ospedale Vanvitelli, nel tentativo di farle capire che è fuori dalla logica proporre un controllo medico a quasi un anno di distanza dalla prima visita, soprattutto se uno si rivolge a loro perché ha paura di avere una malattia degenerativa…






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