Festa della Donna 2026: in occasione dell’8 Marzo ho espresso il mio pensiero rispetto al concetto di dignità della donna.
Siamo in pieno scontro di civiltà. In queste ore si bombarda l’Iran e le zone limitrofe del Medio Oriente. L’Iran e i gruppi islamici variamente organizzati nella zona rispondono per come possono. Intanto il genocidio del popolo palestinese prosegue. L’8 marzo quest’anno cade di domenica. Quale migliore giorno della settimana per festeggiare uno dei tanti eventi dell’anno dedicati al consumismo?
Io ritengo che la donna nel ricco mondo occidentale non possegga una dignità maggiore rispetto a quella del mondo islamico. Pur non potendo dire nulla o quasi su se e come la donna nell’Islam viene rispettata (in quanto ho scarsa conoscenza diretta del fenomeno), non riesco a non vedere come la donna dalle nostre parti venga invece sempre più “violentata” culturalmente proprio nel momento in cui maggiore è l’attenzione verso la sua supposta libertà. Se ne parla tanto. Tantissimo. La donna in Occidente ha oggi quasi le stesse chance lavorative dell’uomo. Il principio della sua autonomia economica non è più messo in discussione in alcun modo. Ma tutto questo ha una scarsa consistenza perché la sua personalità è deviata da un modello etico che viene “imposto” attraverso quegli stessi mezzi di comunicazione che hanno dato la voce al processo di costruzione del neo-liberismo oggi imperante in una larga fetta del mondo. L’Islam resta forse quella forma di civiltà che meno ha ubbidito ai diktat della cultura capitalista e consumista, che si è invece già più largamente diffusa nei Paesi che rappresentano le civiltà cristiano-ortodosse, giapponesi, indiche, cinesi, sud americane e (un pò meno) africane (infatti ancora pervase da tanto islamismo).
Il video che ho fatto oggi contiene un confronto con mia madre, che ad 89 anni esprime la sua visione riguardo i concetti di libertà e dignità della donna.
Mi auguro che la donna in occidente smetta di imitare il maschio o di rinunciare alla propria dignità torturando e prostituendo parti del proprio corpo per svenderli alla cultura della economicizzazione del sensualismo.







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